Small picture of Donizetti

 

 

 

Donizetti's Maria de Rudenz

Teatro Donizetti, Bergamo, September 20 & 22, 2013.

Photographs by Gianfranco Rota, © Teatro Donizetti, Bergamo,

courtesy of the Teatro Donizetti and the Fondazione Donizetti

 

This was a new production for the Gaetano Donizetti Music Festival, Bergamo, that used a new edition by the Fondazione Donizetti based on a completely new manuscript score found in a Milan private library and differs in several respects from the edition that Opera Rara used for their recording.

Unfortunately, the opera seems to have met with a mixed reception, although Daniela Morandi in the Corriere Della Sera (September 21, 2013) was generally positive remarking "Maria de Rudenz, interpretata egregiamente dal bel canto pulito e cristallino del soprano Maria Billeri è sintesi di pulsioni opposte".

The Society's Italian representative, Giacomo Branca, has provided the following commentary on the September 22 performance:-

La nuova produzione di “Maria de Rudenz” di Gaetano Donizetti, andata in scena per la prima volta assoluta nella città natale del compositore, proposta nella nuova edizione della Fondazione Donizetti, revisionata, sull’autografo, da Alberto Sonzogni, é un’opera tanto bella quanto di difficile esecuzione.

Rappresentata inizialmente a Venezia nel 1838, registrò uno dei fiaschi più clamorosi con cui Donizetti si dovette confrontare nell’arco della sua carriera d’operista. Il soggetto, mutuato da Salvadore Cammarano dal dramma francese “La nonne sanglante” di Anicet Bourgeois e Julien De Mallian che andò in scena a Parigi nel 1835, aderiva come un guanto al gusto dell’orrido che in quegli anni spopolava presso gli spettatori d’Oltralpe, ma che, come i fatti dimostrarono, non incontrava affatto le preferenze del pubblico nostrano. L’argomento, infatti,  mal si sposava con il genere del melodramma italiano. Sta di fatto che dopo poche rappresentazioni, Donizetti decise di smantellare parte della composizione, facendo confluire alcune delle pagine migliori nei lavori successivi.

La storia della monaca insanguinata (e sanguinaria) che nel corso dell’opera viene data per morta  ben due volte fino a morire per davvero nel finale, risulta oggi più che inverosimile se non la si colloca nel momento della storia teatrale in cui venne pensata e in tal senso la fascinazione della partitura donizettiana ci aiuta a superare i nostri limiti mentali facendoci dimenticare le incongruenze e  l’assurdità della vicenda.

A coadiuvare questa passaggio , la direzione orchestrale di Sebastiano Rolli, è di per sé paradigmatica, splendida, coerente e compiuta al tempo stesso realizzando un totale sincretismo di  trama e resa sonora. Egli dunque non accompagna , ma sostiene e suggerisce e a volte soccorre la vicenda,  riuscendo  a creare vere e proprie suggestioni visive tramite una varietà colori sonori e dinamiche che esaltano al meglio il Donizetti di questa partitura, fatto di un suono morbido ed avvolgente, sempre pertinente alla vicenda.

Nel ruolo della protagonista, il soprano Maria Billeri , dalla vocalità piena ed ampia ma non troppo lirica anche se riesce a piegarsi alle esigenze del belcanto in maniera egregia, risulta però  più a suo agio nel registro medio acuto tendente allo spinto. In scena è grande interprete , amplificando con la  gestualità e espressività del volto, i contorni  truci e deliranti del suo personaggio. Il baritono Dario Solari, nel ruolo di Corrado, è risultato sempre elegante e stilisticamente a suo agio, seppure un po’ stanco, rispetto ad alte sue prove recenti. La piacevole presenza scenica non è però riuscita  a bilanciare le diverse difficoltà di emissione che hanno offuscato la sua prova vocale. Il tenore Ivan Magrì (Enrico), costretto a recitare su una sedia a rotelle dopo l’infortunio occorsogli durante la prova generale, è riuscito a dare il massimo di sé in dette condizioni, debilitanti sia fisicamente che vocalmente, con voce buona qualità, bel timbro piacevole emissione. Nonostante la visibile sofferenza egli  ha saputo tenere testa al ruolo, risultando efficace e vincente in più momenti dell’opera. Gilda Fiume era una  Matilde scenicamente adeguata e vocalmente flebile .Il Rambaldo, del giovane basso Gabriele Sagona si staglia sulla scena con bel colore vocale, intenso e corretto nei suoi interventi. Egregia come sempre ultimamente la prova del Coro del Bergamo Musica Festival, preparato dal Maestro Fabio Tartari.

La regia di  Francesco Bellotto, decide di rileggere la vicenda attraverso gli occhi allucinati e deliranti di Corrado, e ne raffigura le ossessioni: Maria, Matilde, Enrico. Corrado diventa così il creatore involontario di un universo di spettri, logorato da sentimenti laceranti, incapace di comunicare realmente con loro, nell’ impossibilità di distinguere il “reale” dalle sue proiezioni mentali . Tutti gli interpreti sono visti come fantasmi e così in scena hanno visi pallidi e occhiaie ad accentuare la sindrome mentale che li logora. Questa sofferenza psichica, si rivela anche nella scenografia, scarna, bianca e scheletrica . Caratterizzata per lo più da un labirinto di scale su diversi livelli che vanno in opposte direzioni senza una logica apparente  e sul fondo delle quali s’intravvedono  proiezioni di ambienti di uno storico ospedale psichiatrico della zona, o delle stesse figure- apparizioni della mente malata di Corrado, in uno stile e linguaggio che ci ricorda film muti dell’orrore dei primi decenni del secolo scorso. I costumi di Angelo Sala, ispirati per la maggior parte al settecento, si fregiano dell’alternanza tra bianco e nero e vengono valorizzati dalle luci di Claudio Schmid.

 

The Team

Maria de Rudenz - Maria Billeri

Matilde di Wolf - Gilda Fiume

Corrado Waldorf - Dario Solari

Enrico, suo fratello - Ivan Magrì

Rambaldo - Gabriele Sagona

Un cancelliere - Francesco Cortinovis

 

Maestro concertatore e Direttore d’Orchestra - Sebastiano Rolli

Regia - Francesco Bellotto

Scene e Costumi - Angelo Sala

Luci - Claudio Schmid

 

Direttore del coro - Fabio Tartari

Orchestra e Coro del Bergamo Musica Festival

 

 

Act 1/ opening scene

 

Act 1/ ending (concertato)

 

Act 1/ ending (concertato

 

Act 1/ ending (concertato)

 

Act 3/ opening scene

 

Act 3 before the final ending

 

Act 3/ the final ending

 

 

 

Page initially published in  2013